Le proprietà terapeutiche dei porri
erano note già dai tempi antichi ad egizi e romani, quest’ultimi ritenevano che
avessero proprietà benefiche nei confronti della gola e del sonno.
Il porro, nome scientifico Allium porrum, è una pianta a carattere biennale appartenente alla famiglia delle Liliaceae. È un ortaggio la cui coltivazione è diffusa in gran parte del mondo (Asia, Europa e America). In Italia sono coltivati in tutte le regioni e, anche se ormai è possibile trovarli sul mercato tutto l’anno, il periodo giusto per consumarli dovrebbe essere quello autunnale/invernale.
La parte che normalmente si mangia è
quella bianca finale mentre quella verde viene di solito scartata.
I porri, in termine di gusto, hanno
qualcosa in comune con l’aglio e la cipolla, ma il loro sapore è più delicato
per cui spesso, in molte ricette si preferiscono i porri al posto di aglio e
cipolle.
Sono
composti dall’ 87,8 % d’ acqua, dall’ 1,5 % di proteine, carboidrati, dal 3,8 %
di zuccheri solubili, dall’ 1 % di ceneri, dallo 0,3 % di grassi e dall’1,8 %
di fibre alimentari.
I
minerali presenti sono: ferro, sodio, potassio, magnesio, zinco, rame,
manganese, selenio, calcio e fosforo.
Nei
porri è presente la vitamina A, le vitamine B1 o tiamina, B2 o riboflavina, B3
o vitamina PP o niacina, B 5, B6, vitamina C, vitamina E, K e J. Contengono
inoltre beta-carotene, luteina e zeaxantina.
Contengono
un buon numero di aminoacidi: acido aspartico, acido glutammico, alanina,
arginina, cistina, glicina, leucina, fenilalanina, istidina, isoleucina,
lisina, prolina, metionina, serina, tirosina, triptofano, valina e treonina.
Per
conservare invariate le proprietà ed i benefici delle sostanze contenute, i
porri andrebbero consumati crudi, anche se purtroppo molte delle ricette che li
contengono ne prevedono la cottura.






