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domenica 13 agosto 2017

Omelette con prosciutto cotto e stracchino.

L’omelette è un piatto di origine francese, che può essere dolce o salata ed è molto simile ad una frittata, con la differenza che viene cotta solo da una parte e poi ripiegata in due su se stessa come a formare una mezzaluna, oppure in tre come a formare una sorta di rotolo.

Omelette.

In realtà l’omelette può essere preparata i due differenti modi: il primo consiste nel mescolare gli ingredienti del ripieno assieme alle uova stesse (metodo meno diffuso), esattamente come nella frittata, con la differenza che la frittata viene cotta da tutti e due i lati e non viene ripiegata su se stessa.
Il secondo metodo di preparazione consiste nell’aggiungere il ripieno all’interno dell’omelette già cotta o verso la fine della cottura che poi verrà ripiegata su di esso. 
L’omelette è composta principalmente da uova e gli altri ingredienti possono essere formaggio, verdure, prosciutto ed è possibile fare diverse combinazioni.
Come dicono i francesi, deve restare un po’ baveuse all’interno, ossia le uova devono risultare rapprese, ma non cotte del tutto, inoltre essi friggono l’omelette nel burro invece che nell’olio. Per ottenere un composto più soffice è possibile inoltre sbattere l’albume delle uova con una piccola quantità di latte o panna.

Omelette con prosciutto cotto e stracchino.

Ingredienti (per 4 persone).
6 uova; 
100 g di stracchino (o crescenza);
100 g di prosciutto cotto;
40 g di burro;
3 cucchiai di latte;
2 cucchiai di grana grattugiato;
Erba cipollina q.b.
Sale e pepe nero macinoato fresco q.b.

1 – Preparazione.
Invece che preparare 1-2 omelette grandi e suddividerle nei piatti, io preferisco farne 4 più piccole e individuali. 
Rompete le uova in un recipiente, aggiungete il sale, il pepe, 3 cucchiai di latte, 2 cucchiai di grana grattugiato, erba cipollina tritata (1) e mescolatele brevemente con una forchetta, quanto basti affinché le uova si mischino ma senza amalgamarsi completamente tra loro (2).
Sequenza-1
Tagliate il prosciutto cotto grossolanamente.
Per preparare 4 piccole omelette individuali: dovrete solo suddividere il compostodi uova in 4 parti uguali e formare delle omelette (con una padellina piccola e 10 gr di burro per ogni omelette) che riempirete rispettivamente con 25 gr di stracchino e 25 gr di prosciutto cotto.

2 – Cottura.
Sequenza-2
In una padella (da 18-20 cm di diametro), aggiungere 10 gr di burro e fatelo sfrigolare (3), poi aggiungete ¼ della dose del composto di uova, e spargetelo bene su tutta la superficie della padella (4); lasciate dorare l’omelette per qualche minuto: l’uovo non dovrà essere completamente rappreso, lasciatelo leggermente morbido; poi ponete su di essa 25 g di prosciutto cotto e 25 g di stracchino a bocconcini (5) e richiudete a libro l’omelette (6).
Fate cuocere per qualche istante ancora e poi conservate l’omelette al caldo, e ripetete la stessa identica operazione con i restanti ingredienti.
Alla fine, avrete ottenuto 4 omelette individuali.

3 - Presentazione.
Servite immediatamente accompagnando con dell’insalata mista o col il contorno da Voi preferito.

domenica 13 settembre 2015

Crocchette di patate, prosciutto e mozzarella della nonna Lina

La patata (Solanum tuberosum  L.) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Solanaceae (Dicotiledoni), originaria del Perù, della Bolivia, del Messico e del Cile e portata in Europa dagli spagnoli nel XVI secolo intorno al 1570. Non si conoscono varietà spontanee né si sa da quale specie originaria di Solanum si sia originata la patata edule.
La presenza della patata coltivata nelle zone più elevate della regione delle Ande risale al II millenio a.C., dove la patata veniva essiccata e costituiva una risorsa di scorta.

Le patate.

La essiccazione naturale, preceduta da esposizione ai geli notturni e seguita da prolungati lavaggi e sbiancature, è un complesso procedimento che permetteva tra l'altro l'estrazione di sostanze tossiche, presenti in abbondanza nelle varietà che erano coltivate: tale procedimento è possibile solo con le varietà originarie (strettamente brevidiurne e che quindi maturano in tardo autunno), e nell'ambiente fortemente soleggiato e con valori di umidità atmosferica estremamente bassi, condizione peculiare ed unica degli altopiani andini da 3200 a 4800 m di quota.
La probabile ibridazione con specie cilene, non legate al ciclo brevidiurno, (che quindi maturano nella prima estate) ed inoltre a ciclo breve (da 40 a 80 giorni dalla semina, contro gli otto mesi della patata degli altopiani) permise di ottenere la patata a tutti nota, che si è diffusa in buona parte del mondo.
Contrariamente a quanto accaduto ad altre colture di larga diffusione provenienti dal Nuovo Mondo e in seguito diffuse, con tempi e modi diversi, per tutto il globo, (quali ad esempio il pomodoro o il mais), la patata raggiunse un certo successo solo in America del Nord ed in Europa, per contro non fu accolta in Cina, Giappone, e in tutta l'area islamica.
Anche in Europa la diffusione della coltivazione fu lenta, influenzata da una diffidenza nei confronti di ciò che "cresce sottoterra" fino ad arrivare ad affermare che il consumo diffondesse la lebbra e ad asserire, nell'Encyclopédie del 1765, che si tratta di "cibo flatulento". Ci furono poi casi di intossicazione causati dall'esposizione prolungata dei tuberi alla luce (come è noto l'esposizione alla luce dei tuberi fa sviluppare la solanina, tossica), tali fatti enfatizzati nei racconti popolari ebbero un effetto dissuasivo al consumo: la decisione poi di costringere i galeotti o i soldati ad alimentarsi di patate, perché a disposizione a buon prezzo, non fu un buon viatico a considerare le patate un cibo di qualità.
Gli spagnoli la conobbero fin dai primi decenni (1539) del XVI secolo in Perù ma la pianta non risvegliò particolari interessi nella penisola iberica, maggiore interesse incontrò in Italiai dove le patate vennero chiamate "tartuffoli".
Nel 1600 l'agronomo francese Olivier de Serres, nella sua opera Théâtre d'agriculture et Ménage des champs, ne descrive in maniera dettagliata la coltivazione e nell'opera Rariorum plantarum historia di Charles de l'Écluse del 1601 ne viene data una dettagliata descrizione botanica: a quest'ultimo, che fu per lungo tempo botanico di corte dell'imperatore Massimiliano II, si deve l'introduzione della patata (e di altre piante esotiche) in Austria.

Patate

La tradizione vuole che l'introduzione della patata in Inghilterra (1588) sia merito di Walter Raleigh, la coltivazione si diffuse però soprattutto nella vicina Irlanda.
Per contro l'Inghilterra ne diffuse soprattutto le pratiche di coltivazione all'estero: nel suo libro La ricchezza delle nazioni Adam Smith deplorava che i suoi compatrioti non apprezzassero un prodotto che aveva, apparentemente, dimostrato il suo valore nutrizionale nella vicina Irlanda.
La diffusione del tubero fu quindi poco uniforme: in Francia, ad esempio, coinvolse inizialmente poche aree del Delfinato e dell'Alsazia (1666) e in seguito della Lorena (1680) dove nel 1787 viene descritta come cibo principale degli abitanti della campagna.
Più incisiva fu la penetrazione in aree come la Svezia, la Svizzera e soprattutto la Germania. L'agronomo francese Antoine Parmentier, rientrato in Francia nel 1771 in seguito ad un periodo di prigionia trascorso in Prussia dopo laGuerra dei sette anni, prese parte ad un concorso indetto dall'Accademia di Bresaçon sulla ricerca di possibili sostituti del pane, e redasse un articolo sul valore nutrizionale della patata. Sempre nel '700 anche l'economista Antonio Zanon condusse una battaglia per l'introduzione della patata nell'agricoltura della pianura friulana.
La parola italiana patata deriva dall'omonimo termine spagnolo, preso direttamente dalla sua forma indiana in lingua nahuatl potatl, attraverso però l'uso altrettanto diffuso di termini come «papa» (che in lingua quechua indica appunto Solanum tuberosum) e «batatas» per Ipomoea batatas, nome originario dell'isola Hispaniola.

giovedì 31 luglio 2014

Penne con piselli e prosciutto cotto.

Fu proprio a partire dai piselli che G. Mendel iniziò lunghi ed approfonditi studi su ibridazione e trasmissione dei caratteri, formulando successivamente le note leggi della genetica, tuttora accettate e del tutto accreditate dal mondo della scienza. Ma l'importanza dei piselli non si ferma solo alla genetica: questi legumi hanno trionfato nelle tavole italiane, non solo per il loro sapore delicato e dolce, ma anche per il buon apporto nutrizionale e le proprietà terapiche.
I piselli, come del resto la maggior parte dei legumi, affondano le radici nel Neolitico, età corrispondente al 7.000 a.C. Si ritiene che il pisello sia originario dell'India, malgrado l'ipotesi non sia ancora completamente accreditata.

Piselli.

Attualmente, la pianta del pisello è ampliamente coltivata in Asia e nei Paesi del Mediterraneo. I piselli sono coltivati principalmente per l'alimentazione umana, ma sono largamente utilizzati anche come foraggera da erbaio.
In botanica, la pianta dei piselli è nota sin dalla metà del Settecento come Pisum sativum, la cui nomenclatura deriva da Carl von Linnè, famoso naturalista svedese al quale si deve l'attuale classificazione scientifica degli organismi viventi.
I piselli appartengono alla famiglia delle Fabaceae (chiamate anche Leguminose o Papilionacee), la medesima di fagioli, lenticchie, fave, lupini, ecc., tutte accumunate per la presenza di baccello.
La pianta del pisello è erbacea, glabra ed annuale: presenta un unico stelo, sottile e fragile, la cui lunghezza varia dai 30 cm ai 3 metri; in funzione delle dimensioni e delle caratteristiche morfologiche della pianta, si distinguono piselli nani, rampicanti e semi rampicanti.
La radice della pianta di pisello è fittonante, e raggiunge anche gli 80 cm di profondità scavando nel terreno per nutrirsi di acqua e sali minerali. Le foglie sono composte e pennate e, nella parte terminale, presentano un viticcio. I fiori assumono una colorazione diversa in base alla specie: alcuni sono bianchi, altri rossi o viola, ma sono tutti riuniti in grappoli e lungamente peduncolati.

Piselli.
I baccelli racchiudono un numero variabile di semi, che a loro volta si differenziano per colore, forma e dimensioni; la maggior parte dei piselli destinati al consumo alimentare presenta una forma tondeggiante ma, quando i semi risultano fortemente serrati all'interno del frutto, possono essere cuboidali. 
È doveroso puntualizzare che i piselli si differenziano soprattutto in base alla forma: a tal proposito, si distinguono piselli lisci da quelli grinzosi per la diversa composizione in termini di carboidrati. La varietà di piselli lisci è tale perché costituita in prevalenza da amido, mentre quelli grinzosi sono ricchi di zuccheri solubili ed amido: questi ultimi risultano più dolci e rimangono più teneri durante la maturazione.

Pianta di pisello.

In natura esistono molte specie di piselli, alcune molto coltivate ed apprezzate per l'alimentazione umana. In alcuni piselli si mangia anche il baccello (i cosiddetti piselli mangiatutto o taccole), all'interno dei quali i semi si trovano ancora allo stadio embrionale. 
I piselli sono reperibili freschi nei mesi di maggio e giugno; sono venduti anche surgelati, secchi e in scatola, chiaramente molto più comodi.
Come per tutte le verdure, è preferibile il consumo fresco dei piselli, perché più gustosi e nutrienti.