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martedì 13 giugno 2017

Cotoletta alla bolognese (la Petroniana).

La cotoletta alla bolognese o petroniana è uno dei piatti tradizionali antichi della cucina bolognese, che utilizza oltre alla carne altri due ingredienti tipici: il prosciutto crudo e il Parmigiano Reggiano.

Nodino di vitello.

È una ricetta depositata alla Camera di Commercio di Bologna il 14 ottobre 2004, piatto presente in tutti ristoranti della città e provincia con le sue piccole varianti come il tartufo (tartufo bianco delle colline bolognesi) in quella chiamata petroniana che viene fatta dentro le mura della città.
La parola cotoletta è connessa a “costoletta” forse come derivazione dal francese “cotelette”; nell’uso italiano significa una preparazione passata nell’uovo e nel pangrattato e poi fritta, la più celebre è quella alla milanese fatta con la costoletta con l’osso tagliata nella lombata di un vitello da latte. Esiste anche una cotoletta Austriaca chiamata Wienerschnitzel passata però nel pangrattato, uovo, pangrattato e fritta nello strutto. È molto probabile che gli austriaci abbiano imparato a Milano durante il periodo della presenza del Generale Radetzky questa ricetta ma ancora oggi c’è dibattito sull’origine.

Diversi anni fa, quando per lavoro “giravo” in lungo e in largo per l’Italia, mi era capitato di assaggiare questo fantastico piatto; ho voluto provare a rifarlo, appartando qualche modifica, e il risultato mi ha soddisfatto molto.

Cotoletta alla bolognese (la Petroniana).

Ingredienti (per 4 persone). 
4 nodini di vitello, non troppo spessi (circa 800 g) (1);
2 uova;
50-60 g di pane grattugiato;
200-300 ml di brodo di cappone (2);
100 g di prosciutto crudo di Parma;
100 g di Parmigiano Reggiano grattugiato (3);
Olio di semi d’arachide per friggere (4);
Per la finitura 
Polvere di porcino secco (5). 

1 – Preparazione.
Prepariamo le cotolette 
Fatevi tagliare, dal vostro macellaio di fiducia, 4 nodini di vitello, o di maiale (come nel mio caso) non troppo spessi; comunque, con l’ausilio di un batticarne, batteteli ancora un po’; eliminate tutte le parti grasse presenti e la pellicina lungo il bordo della carne: questo impedirà che la cotoletta si “arricci” durante la cottura.
Sequenza-1.
Passate le cotolette nelle uova che avrete battuto con un pizzico di sale e, dopo averle ben scolate, nel pangrattato; premete con le mani le cotolette per far aderire bene il pangrattato; disponete su di un piatto con carta da cucina e mettetele a riposo in frigorifero per 20-30 minuti (1). 

2 – Cottura. 
Trascorso il tempo, mettete sul fuoco un’ampia padella, fate scaldare abbondante olio (160-170 °C) e friggete le cotolette facendole dorate da entrambi i lati (2).
Una volta ben dorate, toglietele dall’olio e, utilizzando abbondante carta da cucina, tamponatele molto bene sino ad eliminare, il più possibile, l’olio di frittura (3).
Sequenza-2.
In un’altra padella, mettete le cotolette e un paio di mestoli di brodo di cappone bollente: io ho usato il brodo di pollo (4); bardate con abbondanti fettine di prosciutto crudo (5); ricoprite il prosciutto con qualche cucchiaio di grana grattugiato (6) e accendete il fuoco.
Sequenza-3.
Coprite con coperchio (7); quando il brodo avrà ripreso il bollore abbassate la fiamma e continuate la cottura per 4-5 min. o comunque sino a quando il formaggio, fondendo, avrà completamente laccato il prosciutto sopra la cotoletta (8). 

3 - Presentazione. 
Prima di impiattare, spolverate con la polvere di funghi porcini o, nel caso ne aveste a disposizione, delle fettine di tartufo bianco delle colline Bolognesi e servite (9).


(1) La ricetta originale prevede l’uso del nodino di vitello ma io ho utilizzato il nodino di maiale.
(2) Non avendo a disposizione di cappone, utilizzando scarti e ritagli di pollo recuperati da altre preparazioni, ho preparato del brodo di pollo nel seguente modo:in una padella con circa 1 litro d’acqua, ho messo i ritagli/scarti e ossa di pollo (messi da parte durante altre preparazioni), 1 carota, 1 gambo di sedano, 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio, aromi (alloro, salvia e rosmarino) e qualche grano di pepe nero. Ho portato a bollore e fatto cuocere, a fuoco medio, per 30-40 min. A cottura ultimata, ho filtrato e aggiustato di sale.
(3)  Al posto del Parmigiano Reggiano, ho usato l’altrettanto buono Trentin Grana che trovo qui in montagna.
(4) In origine, come anche per la cotoletta alla milanese, la frittura dovrebbe essere fatto nel burro chiarificato o nello strutto; in questo caso ho utilizzato l’olio di semi di arachidi, rinunciando a parte del gusto.
(5) Il classico abbinamento è il tartufo bianco delle colline bolognesi: non è il periodo e, importante fattore, forse un po’ troppo dispendioso e per questo piatto ho optato con la polvere di porcini raccolti l’estate scorsa nei boschi qui attorno.

Riepilogo costi-Kcal.

lunedì 30 maggio 2016

Cannoli di grana con salame cotto, arancia e noci.

Il salamecotto (in piemontese salam cheuit) è un insaccato riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale (P.A.T.) italiano, tipico del Piemonte. Un analogo riconoscimento è stato ottenuto dal salame cotto ligure (dove è particolarmente nota la produzione del comune di Sassello) e da quello prodotto nella Tuscia, in Lazio (denominato appunto salame cotto della Tuscia).

Salame cotto.

Il salame cotto ha un colore rosso che tende al rosa nelle sue parti magre.
La sua forma è in genere cilindrica ma può a volte anche essere a fagiolo.
Anche la pezzatura del salume può variare ma in genere, a seconda del tipo di budello utilizzato, appartiene o alla tipologia piccola (dai 2 ai 5 hg) o a quella grande (da 1,5 a 5 kg).
Le ricette localmente utilizzate per la preparazione del salume sono in genere state tramandate oralmente di generazione in generazione. Un tempo il salame cotto veniva preparato con scarti e rifilature del suino, mentre le parti migliori dell'animale venivano utilizzate per il salame crudo.
L'insaccato viene preparato utilizzando diverse parti magre del maiale, in particolare la spalla e rifilature risultanti da altre lavorazioni, che vengono macinate in modo più o meno fine. A queste vengono aggiunte parti grasse dell'animale come lardo e pancetta, e il tutto viene poi salato ed aromatizzato con miscele di spezie che cambiano a seconda della zona di produzione e delle ricette utilizzate. Nel Biellese ad esempio viene tradizionalmente aggiunta un po' di menta, mentre in altre aree l'impasto è conciato anche con vino. Segue l'introduzione nel budello e la bollitura, che può essere a volte sostituita dalla cottura a vapore. Il tempo di cottura varia a seconda della pezzatura del salume e può arrivare fino alle 5 ore.
Spesso il salame cotto viene confezionato sotto vuoto in vista della commercializzazione nella distribuzione organizzata.

Salame cotto.

Il salame cotto prodotto in provincia di Cuneo viene tutelato dal Consorzio Salumeria Tipica (Con.Sa.Ti.), che ha sede presso la Camera di Commercio di Cuneo. La carne utilizzata deve necessariamente essere fresca e non è quindi possibile utilizzare carni congelate; i suini utilizzati devono inoltre essere stati macellati ad una età non inferiore ai 9 mesi. Nell'impasto è prescritto che la parte magra debba rappresentare l'80% del totale e quelle grassa il 20%.
Oltre che come antipasto o come ripieno per panini imbottiti il salame cotto viene utilizzato nella preparazione di vari piatti della tradizione piemontese. Tra questi si possono ricordare la frittata rognosa o l'insalata russa.

Servendo un solo cannolo con un ciuffo di insalatina, tipo songino o spinacino, può essere un gustoso antipasto; mentre servendone 2 o 3, otteniamo un ottimo secondo piatto.

Cannoli di grana con salame cotto, arancia e noci.

Ingredienti (per 4 cannoli). 
150 g di salame cotto (tagliata a fette spesse, circa 0,5 cm.); 
1 Arancia non trattata;
8-10 noci;
6-8 cucchiai di grana grattugiato (Parmigiano, grana Padano, grana trentino, ecc.);
1 pizzico di sale e pepe nero macinato fresco;
Olio EVO q.b.

1 – Preparazione.
Prepariamo le cialde di formaggio grana. 
Mettete su una leccarda da forno, un foglio di carta da forno.
Posizionate un anello coppa pasta sul foglio di carta: io ho usato un anello da 10 cm. di diametro.
Mettete, all’interno dell’anello, un paio di cucchiai di formaggio grattugiato (1) poi, con il dorso del cucchiaio, pareggiate il formaggio pressando leggermente (2); togliete l’anello e, allo stesso modo, preparate gli altri dischi (3).
Sequnza-a.
Mettete in forno preriscaldato a 160-180 °C finché non inizia a liquefarsi (ci vorranno 3-4 minuti); togliete la leccarda dal forno e fate raffreddare un poco (4). Tamponate il grasso formatosi con della carta assorbente e avvolgete la cialda attorno ad un cannello per cannoli (5): io ho usato dei cannelli di metallo (per cannoli siciliani) da 12 cm. con diametro 2,5 cm.
Sequnza-b.
Fate raffreddare completamente (6) e poi, con molta delicatezza, sfilate il cannello e mettete le cialde da parte (7).
Al momento di servire, farcite i cannoli con il ripieno precedentemente preparato (8).
Prepariamo la farcia dei cannoli. 
In una ciotola mettete il salame cotto tagliato a dadini non troppo grandi, circa ½ cm. di lato.
Aggiungete i gherigli di noce sminuzzati a coltello a pezzetti non troppo grandi.
Unite la buccia di un’arancia grattugiata.
Con un coltello affilato, sbucciate l’arancia a vivo (9); poi, incidete lungo le 2 pellicine di ogni singolo spicchio (10), estraetene la polpa (11) e tagliatela a dadini (12) che andrete ad aggiungere alle noci e al salame cotto.
Condite il tutto con un pizzico di pepe nero (macinato fresco) e un filo d’olio EVO.
Sequnza-.
Mescolate il tutto e mettete da parte sino al momento di farcire i vostri cannoli di formaggio; mettendo la farcia all'interno troppo presto, l'umidità rilasciata, dalla farcia stessa, farebbe perdere la croccantezza al cannolo.

2 - Presentazione.
Potete servire da soli o adagiati su un ciuffo di insalatina fresca (valeriana, songino, spinacino, ecc.) condita con un filo d’olio EVO, un pizzico di sale, del pepe macinato fresco e il succo ottenuto spremendo con la mano ciò che resta dell’arancia spolpata.