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giovedì 31 luglio 2014

Cavatelli con acciughe e mozzarella.

I cavatelli (cavatiell in dialetto molisano) sono una pasta tradizionale molisana, successivamente acquisita da parti della Puglia, dove vengono chiamati capunti.

Cavatelli.

Regione che vai nome che trovi: manatelle, strascinari, capunti, minuich, rascatielli, cavatieddi, cicatelli, cicatidde, mignuicchi, pincinelle, cazzarille, ciufele, cavasuneddi, gnuchitti, gnocculi, ecc. 
Questo piccolo formato di pasta è comune (non nel nome ma nella sostanza) a  molte regioni del centro-sud (Campania, Molise, Basilicata, Marche, Calabria, Puglia e Sicilia) ed appartiene alla famiglia delle paste "strascinate", che si rendono cioè strisciando piccoli pezzi di impasto sulla spianatoia. In genere vengono conditi con verdure o legumi ma anche con ragù di carne (in Molise si gustano con il ragù molisano a base di carne di pecora) o semplicemente con un filo d'olio e cacio grattugiato.
L'impasto è a base di semola e acqua senza uova anche se alcune varianti prevedono l'utilizzo di un uovo per ogni 300 g di farina oppure una miscela di semola e farina di castagne o, come in Puglia, farina di grano arso.
La resa di questa pasta è assai migliore, per gusto e consistenza, quando è consumata fresca e non secca perché lo spessore del cavatello non è uniforme e si rischia (partendo dal formato secco) che i margini scuociano prima che il centro sia al dente. Per una cottura perfetta ed omogenea i cavatelli appena fatti devono essere lasciati asciugare per una mezz'oretta in modo che risultino duri all'esterno (strato più sottile) e ancora morbidi all'interno (strato più spesso).

Da sempre, per quanto io possa ricordare, i cavatelli e le orecchiette sono i due formati di pasta che prima mia nonna materna (nonna Sabina) e poi mia madre preparavano spesso.
Mia nonna Sabina, nei miei ricordi, era una piccola donna dai capelli bianchi e con la parlata spiccatamente foggiana. Io restavo stupefatto nel guardare la velocità di quelle piccole mani rugose nel preparare orecchiette e cavatelli che sembravano fatti a macchina: tutte piccoli e uguali; mani abituate da sempre a impastare, lavorare il pane, la pasta per tutta la famiglia. Ho imparato guardando lei e, successivamente, mia madre.
Il vero motivo per cui amo preparare questi formati di pasta, oltre all’ottimo sapore, è quello di richiamare dalla memoria i ricordi di quei scorci di vita quotidiana.