Etimologicamente, il nome Vaniglia deriva dello spagnolo vainilla che
deriva a sua volta dal latino vagina che significa guaina, baccello.
Nella maggior parte delle lingue, la
vaniglia si identifica per dei nomi foneticamente molto simili: vaniglia in
italiano vanilla in inglese, wanilia in polacco, vanilj in svedese, vanille in
francese.
Flessibile e poco ramificata, la liana
di vaniglia, anche chiamata vaniller, si sviluppa per crescita del germoglio e
forma dei lunghi terminali che si arrampicano all'assalto del loro supporto per
più di dieci metri. Se il fusto è rotto, si può eseguire facilmente una talea
che permette la moltiplicazione della pianta, in natura così come in
coltivazione.
Le foglie sono alternate lungo i lati
del gambo. Sono piatte, intere, ovali con la punta aguzza, all'incirca tre
volte più lunghe rispetto alla larghezza e possono raggiungere la misura di
quindici centimetri. Il gambo e le foglie sono verdi, carnosi, contenenti un
succo trasparente e irritante che provoca sulla pelle delle scottature e
pruriti persistenti. Nelle vicinanze dell'attaccatura delle foglie ci sono
spesso delle radici aeree che permettono alla pianta di appendersi al suo
appoggio o se necessario ad una talea di radicarsi.I fiori, in gruppi di otto o
dieci, formano dei piccoli bouquet. Di colore bianco, verdastro o giallo
pallido, hanno una struttura classica di un fiore d'orchidea malgrado un'apparenza
molto regolare.
La fecondazione necessita l'intervento
d'un ausilio specializzato: in natura, nelle regioni d'origine è effettuato
grazie a degli insetti del genere Melipona, un genere di api senza pungiglione.
Dopo la fecondazione, l'ovario che serve da picciolo alla base del fiore si
trasforma in grosso pendente lungo da 12 a 25 centimetri.
I baccelli freschi e ancora inodori hanno un diametro da 7 a 10 millimetri. Contengono migliaia di semi minuscoli che sarebbero liberati per esplosione dei frutti maturi se non si provvedesse a raccoglierli ancora verdi.
La vaniglia è originaria delle foreste tropicali umide della costa orientale messicana dove vive nel sottobosco. Ma la vaniglia è soprattutto conosciuta come pianta coltivata. È la storia di questa spezia che ha contribuito a diffondere la coltura di questa pianta nella maggior parte delle regioni tropicali umide del mondo.
Per più di due secoli, nel XVII secolo e XVIII secolo, il Messico, e in particolare la regione di Veracruz, conserva il monopolio della vaniglia. I Totonachi (antica popolazione Amerinda) rimangono i primi produttori fino alla metà del XIX secolo. Tutti i tentativi di far riprodurre questa orchidea al di fuori del proprio habitat naturale falliscono. Fino al XIX secolo infatti si ignorava che le api melipona giocano un ruolo fondamentale per la fecondazione e la formazione del frutto.
La prima impollinazione artificiale del vaniller fu effettuata nel 1836 nel Giardino Botanico di Liegi da parte del naturalista belga Charles Morren poi, nel 1837, da parte dell'ortocultore francese Joseph Henri François Neumann. Non è un caso se nel 1841 un giovane schiavo di Bourbon di dodici anni, Edmond, mise a punto il procedimento pratico tuttora utilizzato. Questo metodo d'impollinazione, la cui paternità viene ingiustamente rivendicata dal botanico francese Jean Michel Claude Richard, fa dell'isola di Bourbon il primo centro "vanigliero" del pianeta, qualche decennio dopo l'introduzione dell'orchidea sul suo suolo nel 1819. Con l'abolizione della schiavitù, nel 1848, a Edmond venne dato il patronimico "d'Albius", correlato al colore bianco del fiore di vaniglia.
I baccelli freschi e ancora inodori hanno un diametro da 7 a 10 millimetri. Contengono migliaia di semi minuscoli che sarebbero liberati per esplosione dei frutti maturi se non si provvedesse a raccoglierli ancora verdi.
La vaniglia è originaria delle foreste tropicali umide della costa orientale messicana dove vive nel sottobosco. Ma la vaniglia è soprattutto conosciuta come pianta coltivata. È la storia di questa spezia che ha contribuito a diffondere la coltura di questa pianta nella maggior parte delle regioni tropicali umide del mondo.
Per più di due secoli, nel XVII secolo e XVIII secolo, il Messico, e in particolare la regione di Veracruz, conserva il monopolio della vaniglia. I Totonachi (antica popolazione Amerinda) rimangono i primi produttori fino alla metà del XIX secolo. Tutti i tentativi di far riprodurre questa orchidea al di fuori del proprio habitat naturale falliscono. Fino al XIX secolo infatti si ignorava che le api melipona giocano un ruolo fondamentale per la fecondazione e la formazione del frutto.
La prima impollinazione artificiale del vaniller fu effettuata nel 1836 nel Giardino Botanico di Liegi da parte del naturalista belga Charles Morren poi, nel 1837, da parte dell'ortocultore francese Joseph Henri François Neumann. Non è un caso se nel 1841 un giovane schiavo di Bourbon di dodici anni, Edmond, mise a punto il procedimento pratico tuttora utilizzato. Questo metodo d'impollinazione, la cui paternità viene ingiustamente rivendicata dal botanico francese Jean Michel Claude Richard, fa dell'isola di Bourbon il primo centro "vanigliero" del pianeta, qualche decennio dopo l'introduzione dell'orchidea sul suo suolo nel 1819. Con l'abolizione della schiavitù, nel 1848, a Edmond venne dato il patronimico "d'Albius", correlato al colore bianco del fiore di vaniglia.
