In caso di intolleranze o di dimenticanza al
supermercato, ecco come sostituire il lievito per dolci con 5 facili
alternative! Il lievito per dolci, in alcune circostanze, è indispensabile per
la corretta riuscita delle ricette, le sostanze lievitanti infatti permettono
di ottenere consistenze soffici e leggere per torte, muffin e tante altre
preparazioni. Il principio che fa “gonfiare” i dolci è appunto il lievito, che
a contatto con il caldo aumenta di dimensione e leggerezza. L’agente lievitante
entra in funzione quando vengono a contatto due sostanze opposte, una basica e
una acida messe in azione dal contatto con l’acqua e con il calore!
Il lievito può essere però un alimento che provoca
intolleranze o allergie e quando questo accade, le strade da intraprendere sono
due: rinunciare ai dolci oppure trovare alternative naturali.
La seconda
opzione è senza dubbio quella migliore! Uno dei metodi più efficaci per
sostituire il lievito per dolci è quello dell’utilizzo della pasta madre, per
un impasto da 420 gr di farina (una torta del diametro di 24 cm), aggiungete
150 gr di lievito madre abbastanza liquido e 10 gr di bicarbonato di sodio
oltre agli altri ingredienti. Otterrete una torta soffice e morbida!
Di seguito vengono elencati altri possibili modi
per sostituire il lievito per dolci.
Le mele sono fra i frutti più popolari nel nostro
paese, merito del loro sapore dolce ma non in misura eccessiva, del loro
ridotto contenuto calorico al quale si accompagna un elevato apporto di
vitamine, della lunga e semplice conservazione, grazie cui è possibile farne
grandi scorte, e della grande varietà.
In base ai
gusti personali e all'impiego possiamo, infatti, scegliere tra molte varietà di
mele, fra le quali le renette dalle note leggermente aspre, le dolci annurche,
le Granny Smith un poco acidule, le mele delizia dall'intenso profumo e le
amatissime renette.
La mela renetta è il frutto carnoso per
eccellenza, appartenente alla famiglia delle Rosacee e alla specie Malus
Domestica.
Di origini quasi certamente francesi, pare infatti
che provenga dalla Valle della Loira, al giorno d'oggi la sua coltivazione è
ampiamente diffusa soprattutto nei paesi mediterranei, mantenendo comunque
nella sua madrepatria il primato di bontà e apprezzamento.
Il suo nome deriva dal francese reine,
letteralmente regina, tradotto in italiano con il termine Renetta.
In Italia le regioni in cui è diffusa maggiormente
la produzione di Renette è il Piemonte e la Valle D'Aosta, luoghi in cui questo
frutto è particolarmente consumato.
Questa varietà predilige un clima fresco e si è
ben adattata anche al clima alpino delle regioni settentrionali italiane.
La raccolta delle mele Renetta avviene
generalmente a settembre, tutti i frutti vengono poi riposti in apposite
dispense e lasciati maturare fino alla primavera.
La mela dunque cambia il suo aspetto e alcune
delle sue caratteristiche a seconda del livello di maturazione.
Il frutto a livello generale si presenta di media
grandezza, dalla forma tondeggiante e dal peso medio di 200 grammi, buccia
giallo verdognola, a seconda del livello di maturazione, punteggiata di un
color ruggine e caratterizzata da polpa chiara.
La Renetta ben matura d'inverno è contraddistinta
dalla buccia liscia e dalla polpa morbida e consistente, dal sapore aromatico,
dolce ma leggermente aspro.
Le mele primaverili sono invece caratterizzate da
una buccia un po' rugosa e dalla polpa meno compatta e più zuccherina.
Quelle invece che troviamo d'estate restano
pastose e molto dolci e anche se all'esterno appaiono leggermente avvizzite.
La mela è un prodotto molto apprezzato, mangiato
sia fresco che cotto, da solo o in elaborate ricette, insomma un frutto sempre
verde che continua a raccogliere consensi in tutte le sue varianti.
Ho sempre consumato le mele come frutto di fine
pasto, come snack taglia fame, come ingrediente per dolci.
Da quando, io e il mio "clan", abbiamo iniziato a venite tra queste montagne Trentine (ormai da più di 20 anni) ho avuto modo di conoscere più a fondo questo meraviglioso frutto scoprendo un sacco di utilizzi in ricette salate: questa è una delle tante.
Ingredienti (per 4 persone).
12 Salsiccette piccole (circa 400 g);
3 mele renetta (circa 340-360 g);
20-30 g di pinoli;
Succo di ½ limone;
1 bicchiere di Brandy (circa 100 ml);
1 cucchiaino di senape (facoltativo);
½ cucchiaino di pepe rosa macinato fresco +
qualche grano per decorazione;
2-3 cucchiai di olio EVO;
Sale q.b.
1 –
Preparazione.
Sbucciate le mele, eliminate il torsolo,
tagliatele a cubotti di 2-3 cm. di spessore e mettetele in una ciotola con
acqua con del succo di limone; in questo modo non diverranno scuri ma
resteranno belli chiari.
Con i rebbi di una forchetta (o con uno stecchino), praticate dei buchi tutt'attorno alle salsiccette.
2 –
Cottura.
In una padella antiaderente, fate scaldare l’olio
EVO (1); aggiungete le salsiccette, fate rosolare rigirandole spesso (2),
coprite con coperchio e fate cuocere, a fuoco moderato, per 20 minuti
rigirandole ogni tanto (2).
Una volta cotte, toglietele dalla padella,
adagiatele in un piatto con della carta da cucina per assorbire il grasso in
eccesso e mettetele da parte tenendole al caldo.
Nella stessa padella, col fondo di cottura delle
salsiccette, aggiungete i pinoli e fateli tostate per 2-3i minuti mescolando
continuamente (4); dovranno colorarsi un po’ ma non troppo.
Scolate le mele, unitele ai pinoli, salate,
spolverate con pepe rosa macinato, aggiungete anche qualche grano di pepe rosa
intero (5) e cuocete per 5-6 minuti mescolando di tanto in tanto.
Rimettete nella padella le salsiccette, unite la senape (6) e mescolate bene; bagnate con il Brendy (7) e fate evaporate la parte alcolica mescolando per 2 minuti.
3 -
Presentazione.
Distribuite la preparazione
in piatti caldi e servite.
Nella tradizione
gastronomica Lombarda e in particolare in quella milanese, sono spesso presenti
preparazioni storiche dalle umili origini contadine: una delle ricette più
famose è la trippa alla milanese che viene anche chiamata "busecca".
Sembra che in passato i
milanesi ne fossero dei grandi consumatori, tanto che venivano chiamati
scherzosamente “busecconi”.
Da buon milanese, come io mi sento, quando le
temperature si fanno un po’ più “freschine” ogni tanto mi preparo un buon piatto
di trippa: alla milanese o “a modo mio” (una mia personale interpretazione).
Spesso però non mi rendo conto di “esagerare”
nelle quantità e inevitabilmente ne “avanza” un po’. La trippa è molto buona
appena preparata, riscaldata e mangiata, magari il giorno dopo, non è un
granché!
Ho voluto quindi utilizzare questo "avanzo" per realizzare un risotto e devo dire che il risultato mi è piaciuto molto!
Ingredienti (per 4 persone).
180 g di riso Vialone Nano
(o Carnaroli);
250-300 g di trippa bovina
già pronta (quella avanzata);
500-600 ml di brodo
vegetale o di carne;
30 g di Formaggio grana
grattugiato;
1 cucchiaio di olio EVO;
Pepe nero macinato fresco
e sale q.b.
1/2 bicciere di vino bianco secco.
1 –
Preparazione.
Preparate
il brodo vegetale.
Il
brodo, sia esso vegetale, di carne, di pesce o altro tipo, è una preparazione
di base, a parer mio, fondamentale in cucina; quindi, la prima cosa da fare,
dovendo realizzare dei piatti che prevedono l’utilizzo di un brodo, è proprio
preparare il brodo.
In
una padella mettete 1-1,5 litri di acqua con le verdure lavate e spezzettate
grossolanamente: 1 carota, 1 gambo di sedano (comprensivo delle foglie),
qualche gambo di prezzemolo, 1 scalogno piccolo, 1 spicchio d’aglio, 1 patata
media e 2 foglie di alloro.
Se,
per scelta, avete deciso di utilizzare nella vostra cucina solo verdure BIO non
trattate, il brodo potete realizzarlo con gli scarti, che avrete messo da parte
e congelato, delle verdure impiegate in altre preparazioni (gambi, bucce,
spuntature, ecc.).
Mettete
sul fuoco (non aggiungete sale), coprite, portate a bollore e cuocete a fuoco
moderato per 30-40 minuti
(se cuoce anche per più tempo, non succede nulla).
Trascorso il tempo, potete eliminare le verdure
usando un colino; è fondamentale mantenere il brodo sempre “bollente” durante
tutta la preparazione del risotto.
In alternativa, potete
preparare il brodo vegetale, con un dado o del granulato per brodo di “ottima”
qualità.
Mettete a riscaldare la trippa in modo che, al momento dell'uso, sia ben calda.
2 –
Cottura.
In una casseruola, fate scaldate 1 cucchiaio di
olio EVO, aggiungete il riso e fatelo tostare, a fuoco moderato, per alcuni
minuti mescolando di continuo.
Potete considerare tostato il riso una volta che
questo inizierà a fare un certo attrito con la padella o anche quando
appoggiando il dorso di un dito sul riso questo risulterà “bollente”. A questo
punto, aumentate la fiamma e sfumate con il vino bianco senza smettere di
mescolare delicatamente per altri 2
minuti.
Dopo che il vino sarà evaporato aggiungete la
trippa (ben calda) e brodo bollente sino a coprire il riso: come fosse un
normale risotto.
Cuocete il riso per 12-15 minuti, a fuoco
moderato, aggiungendo altro brodo (sempre bollente) ogni volta che tenderà ad
asciugarsi troppo e mescolando solo al momento dell’aggiunta del brodo.
A cottura ultimata, alzate la fiamma per far eventualmente evaporare il liquido in eccesso; aggiustate di sale e pepe (se necessario), quindi togliete dal fuoco e mantecate con il formaggio grana grattugiato mescolando energicamente; coprite e lasciate riposare per 3-4 minuti.
3 -
Presentazione.
Servite il vostro risotto ben caldo e, se gradito,
con una generosa spolverata di grana grattugiato.