L'origano
è una pianta
è erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, genere Originum,
cresce spontanea fino ad un'altitudine di 2000 metri circa; la parola origano
trae la sua origine da due parole greche: "oros" il cui significato
letterale è montagna e "ganos" che invece significa splendore.
Deduciamo quindi che la parola origano può essere tradotta con "splendore
della montagna", pensando anche al decoro che questa pianta porta con i
suoi fiori colorati all'aspetto delle zone montagnose.
La pianta dell'origano può raggiungere i 70/80
centimetri di altezza, ha foglie ovali leggermente dentellate e i suoi fiori
sono raggruppati in pannocchie di un gradevole colore bianco rosa; il suo
frutto invece si presenta sotto forma di una capsula di colore scuro.
Dell'origano vengono utilizzate le foglie e le sommità raccolte in estate
durante la fioritura. Le principali sostanze
che compongono l'origano sono rappresentate da: grassi, carboidrati, fibre
zuccheri, proteine, acqua; tra i minerali presenti nell'origano troviamo il
potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, ferro e zinco. Le vitamine sono invece
rappresentate dal Retinolo (vitamina A), Riboflavina, Tiamina, Niacina e Acido
folico (gruppo B); in quantità minori troviamo anche le vitamine C, D, E e K.
Buona anche la presenza in percentuale degli aminoacidi e lipidi che vanno a
completare la composizione dell'origano.
La pianta dell'origano è
considerata una spezia ricca di proprietà terapeutiche in grado di apportare
significativi benefici ad alcune patologie; la sua composizione, in termine di
principi attivi, varia in funzione del periodo in cui l'origano viene raccolto.
In linea generale possiamo affermare che i principi attivi maggiormente
responsabili delle proprietà medicinali dell'origano sono i fenoli, in
particolare il timolo e il carvacloro; il primo è un antisettico e vermifugo, mentre
il secondo è un antisettico che viene molto utilizzato come ingrediente di
prodotti venduti in profumeria.
L'origano presenta
diverse proprietà
terapeutiche tra le quali, le più significative sono quelle analgesiche,
antisettiche, coadiuvanti nel processo digestivo, calmante per la tosse,
attenuante per i dolori intestinali.
Il merluzzo bianco o più semplicemente merluzzo (Adusa morhua), (assume anche il nome di baccalà se conservato sotto sale, o stoccafisso se essiccato) è un pesce
d'acqua salata, appartenente alla famiglia dei Gadidae.
È un pesce tipico dell'oceano atlantico
settentrionale, della parte occidentale nella zona compresa tra la Groenlandia
fino alla Carolina del Nord, e della parte orientale (Mare di Norvegia fino
all’Islanda e lo Spitzbergen, Mare del Nord, Mare di Barents). Nel Mediterraneo
non esiste. Talvolta viene chiamato merluzzo il nasello (Merluccius merluccius)
e questo può ingenerare confusioni. Ha una forma moderatamente allungata, con testa
piuttosto grande ed un vistoso barbiglio chiaro sotto il mento. Ha tre pinne dorsali,
due anali, pinne ventrali in posizione giugulare e pinna caudale tronca.
La livrea è
variabile dal marrone al verdastro grigio sul dorso, che è cosparso di macchie
arancio o brune, talvolta biancastre, mentre diventa più sfumato sul ventre. La
testa è spesso coperta di macchiette più scure dall'apparenza di
"lentiggini". La linea laterale è chiara e ben visibile, con una
curva all'altezza della seconda dorsale. Può raggiungere i due metri di lunghezza e i 96 kg
di peso. Il merluzzo è un pesce predatore che si nutre
principalmente di aringhe (Clupea harengus) e di capelin (Mallotus
villosus) ma anche di un gran numero di altri pesci e di invertebrati
bentonici. Il merluzzo è uno dei pesci più pescati nel mondo:
la particolarità di potersi riprodurre solo dopo molti anni di vita, e la forte
sovra pesca a cui è sottoposto sta portando all'esaurimento gli stock. Nel 1992 la pesca dei merluzzi in Canada si è
esaurita, e 40 mila pescatori del posto sono rimasti senza lavoro. Anche gli
stock di merluzzo nel mar Baltico e nel mare del Nord, in costante declino,
sono ormai vicini al collasso. Il merluzzo è un pesce a carne bianca, è povero di
grassi ed è indicato per chi segue una dieta a basso contenuto calorico. Apprezzabile il contenuto di minerali (fosforo,
iodio, ferro e calcio). Il baccalà, per il suo eccessivo contenuto di sodio, va
consumato con moderazione da chi soffre di ipertensione.
I migliori testimonial del merluzzo sono i
Vichinghi, i grandi navigatori provenienti dal nord della Norvegia. Dalle loro
parti, al largo delle isole Lofoten, i merluzzi erano abbondanti. I Vichinghi
li pescavano, e li facevano essiccare all'aria aperta, ottenendo un alimento
perfetto per le loro esigenze: lo stoccafisso.
Nutriente,
leggero (poca acqua, poco peso) di lunga conservazione (perché disidratato).
Per i loro interminabili viaggi per mare, verso la Groenlandia o altro luogo,
non c'era di meglio.Un bel giorno però i Vichinghi persero il
monopolio della pesca del merluzzo. Per colpa delle balene! Le popolazioni
basche del Golfo di Guascogna (tra la Spagna settentrionale e la Francia)
davano loro la caccia; i cetacei, per via della pressante caccia: si spostarono
verso nord e si portarono nell'Atlantico settentrionale, fin nel mezzo dei
grandi banchi di merluzzo così fitti, che per catturarli bastava affondarci
dentro le mani. Una volta scoperti questi giacimenti di merluzzo,
i baschi ci tornavano sempre più spesso ma per conservarlo, invece di esporlo
all'aria (che in Spagna è meno fredda che in Norvegia) all'uso dei Vichinghi,
lo mettevano sotto sale (abitudine che avevano preso con le balene). Nasceva
così il baccalà.
I vichinghi impararono dai baschi questo nuovo
sistema di conservazione del merluzzo, ne estesero l'impiego; oltre che come cibo,
sulle loro navi il baccalà fungeva anche da barometro. Dopo averlo messo sotto
sale, lo appendevano a bordo con delle corde e quando il baccalà cominciava a
gocciolare, voleva dire che era in arrivo una tempesta: la maggiore umidità
dell'aria faceva infatti sciogliere il sale. I Vichinghi
portarono il baccalà in molte parti del mondo, ma solo quando finì in mano agli
americani la b di baccalà si coniugò davvero con la b di "business".
La melanzana (Solanum melongena L.) è una pianta
erbacea, eretta, alta da 30 cm a poco più di un metro. I fiori grandi,
solitari, sono violacei o anche bianchi. I frutti sono bacche grandi, allungate
o rotonde, normalmente nere, commestibili dopo la cottura.
La melanzana rossa è una pianta d'aspetto simile
alla melanzana per portamento ma il suo frutto arrotondato si colora di rosso
intenso come un pomodoro, tanto da essere scambiata per quest'ultimo. Coltivata
essenzialmente in Africa e in Asia. La pianta della melanzana
appartiene alla famiglia delle Solanaceae ed è originaria dell'India dove
cresceva spontanea già più di 4.000 anni fa. In Italia la melanzana cominciò a
diffondersi intorno al 400 d.C. ad opera degli arabi. Ad oggi l'Italia
rappresenta uno dei maggiori paesi europei esportatore di tale ortaggio. La melanzana è un
ortaggio tipicamente estivo, infatti, al di sotto dei 12°, la pianta smette di
crescere; è un ortaggio che non può essere consumato crudo, in quanto, oltre ad
avere un gusto non proprio gradevole, contiene una sostanza tossica il cui nome
è solanina. Molte sono le varietà
esistenti di questo ortaggio, che, oltre al colore si differenziano per la
forma, ovale, tonda e bislunga.
La melanzana è composta
per il 92% da
acqua, per il 3% da fibre alimentari, 1% proteine, carboidrati, ceneri e
zuccheri. Tra i
minerali spicca in assoluto il potassio, seguito da fosforo e magnesio; in
percentuale minore troviamo lo zinco, il ferro, il rame, il calcio il sodio e,
in quantità bassissima, il selenio. Sul versante delle vitamine annoveriamo: vitamina
A, quasi tutte le vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6), vitamina C,
vitamina K, vitamina J e in quantità molto ridotta la vitamina E o
Alpha-tocoferolo. Molto lunga la lista degli aminoacidi presenti
nella melanzana tra cui elenchiamo i principali: acido aspartico, acido
glutammico, leucina, valina, alanina, arginina, lisina e prolina. La melanzana, una volta acquistata, si può
conservare in frigorifero per circa una settimana, possibilmente senza
toglierle il picciolo che contribuisce a mantenere più a lungo la freschezza.
Se sbollentate in acqua possono anche essere conservate nel congelatore a
fette. Prima di cucinarle, per togliere loro l'amaro e
spurgarle, vanno tagliate a fette e poi ricoperte con sale grosso per almeno
due ore. La melanzana non presenta controindicazioni, solo
in caso di ipertensione è bene averne un consumo moderato. La melanzana è un ortaggio tipico delle zone
temperate, la sua semina è prevista mediamente nel mese di marzo e giunge a
maturazione nei mesi estivi, agosto in particolare.
Una cosa di
cui dobbiamo tener conto, se vogliamo approfittare delle proprietà e dei
benefici della melanzana, è quella di non eccedere con i condimenti, in particolar
modo l’olio, in quanto la melanzana ha tra le sue caratteristiche quella di
assorbire in modo particolare i grassi. Chi vuole perdere peso deve quindi
evitare di friggere questi delizioso ortaggi in quanto l’assorbimento di olio
sarebbe fortemente controproducente sotto questo aspetto. La melanzana è un frutto molto versatile e può
quindi essere cucinata in svariati modi, fritta con impanatura, al vapore, al
forno, alla griglia, in pentola a pressione, può essere impiegata in sughi per
la pasta, conservata sott'olio; il piatto forse più famoso in cui si utilizzano
le melanzane è appunto "melanzane" alla parmigiana. A causa del suo alto contenuto di potassio,
l'assunzione di melanzana è consigliata nei mesi estivi dove l'alta sudorazione
favorisce la perdita di sali minerali, potassio in particolare. Fra le varietà di
melanzane più conosciute e consumate in Italia ritroviamo la violetta di
Firenze, una melanzana con forma rotondeggiante, la violetta di Napoli, con una
forma più allungata e dal sapore più "deciso", la Larga Morada, dal
colore più chiaro con strisce violacee e con un gusto molto delicato, la
gigante di New York, viola ed enorme ed infine la violetta lunga palermitana
dal colore viola scuro e dalla forma allungata. Solitamente le melanzane
si distinguono per la forma che oltre ad essere rotonda può avere forma
allungata ed ovale.
Sino a qualche anno fa consideravo le verdure come
ingredienti da utilizzare in preparazioni salate; ad un certo punto, quando ho
sperimentato alcune ricette dolci a base di verdure, mi si è aperto un mondo! Conoscevo l’utilizzo di carote, zucca e patate
come base di torte e muffin ma non per altre verdure come zucchine, pomodori,
cipolle e, come per questa confettura, melanzane. Esistono tantissime
preparazioni dolci davvero gustose e originali.
Ingredienti (per 4-5 vasetti da 300 ml). 1,2 Kg di melanzane pulite e sbucciate; 600 g di zucchero di canna; 3 arance medie non trattate; 200 g di albicocche disidratate; 120 g di pistacchi non salati e sgusciati; ½ cucchiaino di cannella in polvere; 2-3 cm di radice di zenzero fresco; 30 g di mandorle
spellate; 50 ml di rum. 1 - Preparazione. Prepariamo
la frutta secca. In padellino, scaldate dell’acqua; raggiunto
il bollore, aggiungete i pistacchi e fate bollire per 2-3 minuti. Scolateli e
poi tuffateli in una ciotolina con dell’acqua fredda (in questo modo sarà più
agevole l’eliminazione della pellicina). Dopo aver eliminato la pellicina, asciugateli
bene e, a coltello, triateli non troppo finemente. Sempre a coltello tritate anche le mandorle
anch’esse non troppo finemente. In commercio esiste la granella di mandorle
ed anche quella di pistacchi; utilizzando queste granelle, si evita la
procedura succitata. Sciacquate le albicocche con acqua calda,
asciugatele bene e poi tagliatele a dadini. Prepariamo
le melanzane. Le melanzane devono essere ben sode, la pelle
deve essere lucida, il picciolo verde. La polpa all'interno deve essere
perfetta e i semi non devono essere visibili. Dopo aver eliminato il picciolo, sbucciate le
melanzane, tagliatele a fette regolari spesse circa un centimetro; ricavate
delle strisce e poi dai dadini di 1-1,5 cm di lato. Prepariamo
le arance. Lavate e asciugate le arance e mettete da
parte la buccia grattugiata di un frutto.
Pelate a vivo le 3 arance operando nel
seguente modo: utilizzando un coltellino molto affilato (o seghettato),
eliminate i due fondelli (1-2). Tagliate la buccia eliminando completamente la
parte bianca (3-4).
Incidete, da entrambi i lati di ogni spicchio,
seguendo la membrana che li avvolge (5-6). Proseguite liberando la polpa di
tutti gli spicchi (7). Fate questa operazione sopra una ciotola per raccogliete
l’eventuale succo che si libera. Con le mani spremete ciò che rimane dell’arancia;
tutto il succo così ottenuto verrà utilizzato nella preparazione della
confettura (8). Tagliate tutta la polpa delle arance a dadini
non troppo grandi. Per una maggiore comprensione della
procedura, vi consiglio di visionate il video seguente. In una pentola a bordi alti, mettete le
melanzane a dadini, le arance tagliate, la buccia grattugiata e il succo
ottenuto dal taglio a vivo; aggiungete anche lo zucchero, le mandorle e i
pistacchi spezzettati, le albicocche tagliate a pezzetti, la cannella e lo zenzero grattugiato. Mescolare per bene e fate riposare almeno un
paio di ore, per permettere alle albicocche di idratarsi un po’ col liquido che
si formerà.
2 - Cottura. Mettere quindi a cuocere a fuoco moderato,
mescolando spesso fino ad ottenere la densità voluta; non occorrerà più di 30-40
minuti o comunque sino alla consistenza desiderata verificandola con la prova “del
piattino” (a). Prima di invasare, aggiungete il rum, mescolate bene e riempite con la confettura bollente i vasetti
caldi, puliti e sterilizzati (b), sino a 1-2 cm. dal bordo. Eliminate dal bordo dei vasetti l’eventuale
presenza di confettura e chiudete con i coperchi (possibilmente nuovi),
capovolgete i vasetti e lasciateli raffreddare completamente a temperatura
ambiente. Una volta raffreddati, verificate che si sia
formato il “sottovuoto” (c). Conservare i vasetti di confettura, sempre
capovolti, in dispensa. Una volta aperti i vasetti vanno conservati in
frigorifero e consumati nell’arco di alcuni giorni. Se la confettura viene preparata bene, ma questo
vale per tutte le marmellate o confettura, si possono mantenere perfette per
anni.
3 - Presentazione. Questa confettura è ottima per accompagnare
formaggi stagionati, semi stagionati, carni bianche ma anche spalmata su fette
di pane per una merenda.
a)La prova del piattino
consiste nel versare un cucchiaino di confettura sul piattino, lasciare
raffreddare e inclinare il piattino; se la confettura non scivola via, è
pronta. b)Dopo aver lavato be e
asciugato i vasetti, con i relativi tappi, mettete in forno, solo i vasetti (i
tappi a temperatura alta si rovinerebbero) e portate alla temperatura di 150
°C. Raggiunta la temperatura,
lasciare nel forno i vasetti per 20-30 min. Riducete la temperatura del
forno a 90-100 °C; raggiunta la temperatura, introducete nel forno anche i
tappi e lasciateli al suo interno sino al loro utilizzo. c) Se in sottovuoto si sarà
formato correttamente, premendo al centro del tappo deve rimanere un
avvallamento e non fare più clic-clac.